Marta Pulini: “Nunc est BibenduM”

Lo chef Marta Pulini
Aperte virgolette

Che l’Emilia sia conosciuta, non solo in Italia, ma anche fuori dai confini nazionali per la buona cucina non è certo una notizia che fa discutere: ma come sempre, le doti che fanno di una grande passione una vera e propria carriera, non sono soltanto quelle naturali; è necessario possedere determinazione, costanza e tanta creatività.

Marta Pulini, chef di fama internazionale e mente creativa del catering BibenduM, è l’artefice di una missione assolutamente possibile e la sua storia ne è la conferma: formatasi presso alcune tra le più prestigiose scuole internazionali di alta cucina – tra le quali “Le Cordon Bleu” di Parigi e “Peter Kumpf” di New York – questa ambasciatrice italiana della buona tavola, opera nel settore della ristorazione dal 1983, anno di apertura del suo primo ristorante “La Brasserie” nel centro storico di Modena, dove lo chef Pulini proponeva un tipo di cucina innovativa che strizzava l’occhio ai gusti della tradizione modenese.

Un po’ chef e un po’ insegnante, Marta è innanzitutto una donna determinata e creativa, che all’età di 35 anni ha deciso di stravolgere la sua vita per dedicare tempo ed energia alla sua più grande passione: la cucina.

Chiuse virgolette
Marta, diciamoci la verità: ci vuole coraggio per riempire la valigia dei sogni e partire alla ricerca del proprio destino…

“Oggi, per un giovane sarebbe sicuramente più difficile percorrere una strada professionale come la mia e questo mestiere impone un grande sacrificio mentale e fisico, ma guardando al mondo della cucina italiana mi accorgo che ci sono ragazzi veramente motivati, con un futuro tutto da conquistare”

Come ha preso la decisione di diventare uno chef?

“In modo del tutto casuale e spontaneo: cucinare mi ha sempre divertita molto, mi distende e mi da modo di sperimentare. Per anni, fin da bambina, ho cucinato soltanto per gli amici e i parenti, tanto che la mia non era più una casa, ma un porto di mare! Quando è arrivato il momento di scegliere che lavoro fare (Marta è laureata in psicologia, ndr) ho pensato che avrei voluto aprire un ristorante: all’inizio ho dovuto prepararmi professionalmente, quindi sono diventata sommelier e ho frequentato importanti scuole di cucina; quando mi sono sentita sicura, ho subito cercato un ambiente che mi permettesse di fare anche corsi di cucina…da lì, tutto è partito”.

E poi l’incontro con la cucina americana: cosa porta nel cuore, di quegli anni intensi e frenetici?

“Della cucina americana mi ha sempre colpito la multiformità: una capacità unica nel mescolare cibo di culture molto differenti, con un occhio sempre molto attento alla flessibilità. Gli chef americani sono come “spugne”, quindi bravissimi nell’apprendere, ma anche molto umili nell’ascoltare e pronti a prendere il meglio da tutto; mentre i grandi Ristoranti si distinguono decisamente per la completezza del servizio. Lavorare in team, per me è quasi una necessità e in America ho potuto farlo da vera professionista”.

L’invidia delle nostre lettrici, a questo punto sarà alle stelle: in America ha organizzato catering presso le residenze dei personaggi più famosi del mondo dello spettacolo e dell’arte: Robert De Niro, Isabella Rossellini, Dolce & Gabbana e Ralph Lauren (solo per citarne alcuni) mentre tra i tuoi clienti più affezionati ci sono Tom Cruise, Al Pacino, Brad Pitt e Kevin Costner. Difficile, se non impossibile, montarsi la testa!

“Per me è assolutamente normale: la mia è una vera passione e come dico sempre, diventa “lavoro” soltanto quando sono stanchissima!”

Parliamo di leadership: cosa significa per una donna, per lei in particolare, raggiungere traguardi professionali così importanti, in un ambiente “maschile” per eccellenza?

“Significa ovviamente molto, perché riconosco che nel mio ambiente, per una donna, sia molto difficile “sfondare”: devo dire però che ho sempre avuto un ottimo rapporto con i colleghi maschi, perché non mi sono mai posta nei loro confronti come “il padrone”, piuttosto come un’insegnante e loro, forse per questo, mi hanno sempre seguita. Vede, è una questione soprattutto di cultura, perché le tecniche, sperimentandole, prima o poi le impari”.

Cosa dicono di lei, le persone che le lavorano accanto?

“Spesso e da più parti, vengo chiamata “artista”, ma io preferisco definirmi “pura”, nel senso che non scendo mai a compromessi: in realtà sono molto curiosa e se ho nella testa un abbinamento che voglio sperimentare, mi sembra già di sentire il sapore che ne uscirà”

Dal 2002 ha deciso di trasferirsi di nuovo in Italia, a Modena dove, insieme alla bravissima Sabrina Lazzareschi, ha preso vita BibenduM, il vostro servizio catering. Da dove nasce l’idea di questo nome?

“E’ un omaggio al ricordo di mia madre, laureata in Lettere e grande appassionata di Latino: “nunc est bibendum” è un verso del poeta Orazio, che letteralmente significa “ora si deve bere”.

E le spose? Con il vostro lavoro, ne incontrerete di ogni tipo: come avviene la scelta del catering?

“Negli ultimi anni, abbiamo deciso di intraprendere anche questa sfida: le spose, in realtà, hanno un unico desiderio: essere rassicurate. Su tutto, perché quel giorno ogni istante della loro festa, sia davvero memorabile. Noi, semplicemente, siamo qui per fare questo”.

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